Prof. Giovanni Faccenda

Il rispecchiamento di sé nella pittura

Ci si serve dei colori,

ma si dipinge con il sentimento.

Jean Siméon Chardin

Dipingere senza soggetto, se non prestando ascolto a quanto di più remoto abiti il proprio universo interiore, è itinerario di scavo complesso non meno della rappresentazione di un volto, un paesaggio, un gruppo di oggetti o frutti ordinati, oppure no, su un tavolo. Andando oltre gli abituali e sommari codici interpretativi, infatti, figurazione e astrazione risultano al solito ambiti alquanto vaghi e imprecisati, forieri di discussioni infinite: l’argomento principale, in realtà, dovrebbe rimanere la pittura, quale genere di spessore la caratterizzi e, infine, i significati e le peculiarità che vi collimino.

All’interno del panorama artistico contemporaneo, l’originale figura di Federica Oddone – alias Feofeo – risalta per merito di una identità raggiunta sfuggendo a mode e omologazioni, nel progressivo consolidamento di un percorso espressivo sospeso fra abbandoni intimi (Serendipity, Albatros, Il pianto delle anime) e raffinate meditazioni intellettuali (La porta di Ishtar, il ciclo dei Sette Chakra).

Pittrice dotata di una cospicua capacità introspettiva e di una sensibilità che indovini accentuata da riflessi memoriali indelebili (Déjà-vu, Dentro di me… l’abisso, L’altra faccia del male), Feofeo affida alla materia e al colore gli esiti di un coinvolgimento sentimentale sempre tonico, suscitato, com’è, da feconde percezioni sensoriali e invitanti spunti immaginifici (Sabbia di Siria, Al di là del suono, Non solo cerchi nel grano). Ne conseguono accordi cromatici in grado di realizzare fisicamente mutevoli stati d’animo (Il giorno del giudizio, Il canto del cigno), che scandiscono un impianto pittorico colmo di arcane trepidazioni e nascosti trasalimenti (L’essenza di un fiore), la vampa che ispira Feofeo sotto la cenere di una realtà che evapora senza lasciare traccia e, dunque, nessuna consolante certezza (Il paradosso).

Il pennello, a un tratto, diventa il bisturi con il quale Feofeo fruga dentro se stessa (Il viaggio), alla ricerca di luci occultate nell’ombra, semi da far germogliare, indizi da cogliere e poi sviluppare in quelle stesure rigogliose di materia informe (Senza fiato, Il luogo delle idee, Contingenze), ove compenetrare verità ancestrali e misteriose, il senso di una indagine incessante, che acquista, nel dispiegamento eloquente dei propri ordini etici ed estetici, profondità lirica, valore emblematico (L’apocalisse, Il cerchio della vita, Orchidea selvaggia).

Vi resiste un’urgenza mai appagata, che trova appunto nella pittura territorio di libera espressione. Guardi, allora, la consistenza ricercata delle differenti campiture di colore, nelle quali echeggia, con voce cavernosa, un toccante sostrato umano (Sangue e arena, Golgota, Diseguaglianze), e immediatamente avverti la temperatura emotiva di un’artista desiderosa di spingersi oltre la soglia della propria mente, là dove insistono percorsi e prospettive irrinunciabili e i sogni migliori restano quelli ad occhi aperti (Alice nel paese delle meraviglie).

Così, la matassa da dipanare, ogni volta che l’ispirazione richiama Feofeo all’impegno prediletto, assurge a pretesto vitale, si trasforma in un meraviglioso viatico nel quale ritrovare il perduto incanto di bagliori sibillini, continuamente ardenti (Il senso universale della pace): cromie, quelle, come note di uno spartito musicale o lettere di uno sconosciuto alfabeto, che ora gelano ora arroventano, lasciando sempre, nella mente e nell’anima dello spettatore, il riverbero subliminale di un coinvolgimento affascinante e totale.

Prof. Giovanni Faccenda

Prof. Paolo Levi

Osservando le pagine pittoriche di Feofeo, abbiamo la possibilità di essere coinvolti da una sperimentazione informale dal notevole talento esecutivo.

La nostra raffinata artista nulla lascia al caso.

La sua ricerca da un lato pare essere fuori dal tempo e dalla storia, dall’altro è portatrice di un messaggio attinente a emozioni interiori che affondano nella coscienza del quotidiano.

La sua sensibilità non è poi così lontana dal rapporto pittura e musica, i suoi sono quadri simili a uno spartito in cui è presente la timbricità, il contrappunto.

Ci si avvede dunque della necessità da parte dell’autrice di trasmettere, tramite la forza suadente di una tavolozza ben meditata, la rivelazione di un tessuto pittorico ben collegabile alla sinfonia.

Solo in apparenza la pittrice guarda all’action painting statunitense, in verità la sua poetica è collegabile alle tensioni informali dei maestri dell’arte italiana del secondo dopoguerra.

Prof. Paolo Levi

Prof.ssa Giulia Sillato

Con il nome reale di Federica Oddone, Feofeo nasce con spiccate capacità creative e forte attitudine alla pittura.
Sperimenta subito, sin da bambina, l’uso del colore, divertendosi in decorazioni pittoriche.

Successivamente cercherà di indagare non soltanto nei contenuti artisticamente esprimibili, ma soprattutto tra i mezzi per esprimerli, quindi tecniche e materiali.

Cerca di individuare il simbolo visivo come mezzo di comunicazione tra anime.

La lunga sperimentazione la induce a eliminare il tratto figurato per dar luce alla sfumatura del colore in modo che essa esprima differenti vibrazioni.

Dagli studi sulla fisica quantistica, uniti alle nozioni sulla teoria del colore di Goethe, e successivamente di Stainer, l’artista approda a nuove rappresentazioni: archetipi primordiali, linee cinetiche di energia radiante, spirali auree (da Fibonacci).

La correlazione tra pittura e studi alchemici viene riconosciuta da molti critici. La sua ricerca artistica si orienta verso la profondità di coscienza, dischiudendo così infinite possibilità di interpretazione e di percezione.

La tela è l’espressione dell’anelito a una dimensione interiore complessa e stupefacente, dove tutto si ripete all’infinito (da Mandelbrot) nel micro e nel macro cosmo, come sopra, così sotto (da Ermete Trimegisto).

Molto apprezzata da critici e gallerie d’arte, realizza diverse mostre in Italia e all’estero, in spazi privati e pubblici tra i più prestigiosi. Non possono mancare premi e riconoscimenti di rilievo.

Prof.ssa Giulia Sillato

Dott.ssa Anthea Notarangelo

“In arte nulla è frutto della pura volontà: tutto avviene con la docile sottomissione all’apporto dell’inconscio”.

( Odilon Redon)

La vita è un’eterna corsa alla ricerca della Verità.

Non vi è  uomo che non ricerchi il perché delle cose; la domanda è implicita e necessaria, la risposta si sublima in diverse sfumature, dimensioni, colori, forme, vite.

Federica Oddone, alias Feofeo con la sua estrema sensibilità e la sua forza introspettiva unite ad un attento ed acuto studio scientifico e fisico,  trova la verità ogni qual volta , nella sua solitudine ascetica  tra le dolci ma decise note di Wagner, del Vivaldi o di Bach, poggia il suo pennello su una tela e si lascia guidare dall’istinto, dal movimento , dalle ragioni che si palesano ed emergono dalle stanze remote dell’inconscio fino alle membra, alle dita affusolate e fin su la tela.

Feofeo diviene, citando essa stessa “ contenitore multidimensionale creato dalla forma pensiero divina” e trasmette a noi l’universo delle forme che inconsciamente viviamo ogni giorno. 

La nostra coscienza disintegrata raggiunge l’unità originaria del tutto attraverso l’unione di arte, musica e  scienza .

Prendendo in esame la suggestiva opera esposta alla Basilica dei quattro Santi coronati , L’Eterno Errare dell’Uomo, ci rendiamo conto di cosa possa voler dire il concetto di Eternità e di come l’eterno errare dell’uomo sia una corsa continua alla ricerca della Veritas.

Basti guardare attentamente l’opera, l’utilizzo del fondo  celeste  marino con sprazzi di  blu lapislazzulo sta ad indicare la dimensione divina; il blu lapislazzulo era un colore molto pregiato e veniva  utilizzato in epoca medioevale e rinascimentale per i preziosi codici miniati o per decorazioni sacre, in particolare  si utilizzava per dipingere il velo della Vergine Maria, un colore che attraverso la sua intensità trasmette Eternità, bellezza armonica e misticismo.

Su tale sfondo intenso e percettivo, la nostra artista, elenca in posizione trasversale delle coroncine di spine, a leggere come un bassorilievo  ma esplosive nella forma e nel significato. Spicca l’utilizzo del giallo che richiama il dorato delle corone regali o sacre,  in contrasto però con la forma moderna , aguzzina e sfuggente.

La dimensione divina del messaggio che l’artista vuole darci è tradotta, ancora una volta, dal colore, mezzo privilegiato di Feofeo; attraverso il colore l’artista raggiunge l’unità , al colore trasmette il suo messaggio, il non figurativo traduce la propria figuratività. 

Osservando il lodevole  repertorio di Federica Oddone mi pare che miri al raggungimento delle porte della Percezione di cui ci parla Blake:  “Quando le porte della percezione si apriranno tutte le cose appariranno come realmente sono: infinite”.

Risoluta ma sensibile, passionale e acuta Feofeo non appartiene ad alcuna schiera, corrente o etichetta; è un’autodidatta che studia la scienza e la dimensione umana, oserei definirla una visionaria metafisica.

Il suo eterno vagare nelle metamorfosi pittoriche, nelle infinite combinazioni cromatiche,  riflette l’eterno vagare dell’uomo, costretto ad una vita terrena e per questo imperfetta ma ciò che lo contraddistingue e che rende la propria vita cosciente e concreta è la ricerca della Verità : questo è ciò che io ho visto e mi auguro venga compreso e condiviso in L’Eterno errare dell’Uomo.

Dott.ssa Anthea  Notarangelo

Dott.ssa Claudia Baldi

La pittura di Feofeo nasce dal cuore, è espressione di una creatività istintiva, diretta, vissuta come necessità interiore.

Il centro di questa personale ricerca è il colore: una sperimentazione continua dove l’inserimento di materiali diversi, l’utilizzo di tecniche come il “dripping” o il “frattage” evidenziano un percorso attivo ed in continua evoluzione.

Una solarità intensa emerge dalle tele dell’artista che talvolta si esprime attraverso i toni di una melodia delicata, armoniosa, altre volte segue i ritmi incalzanti dettati da una prorompente gestualità.

La pittura di Feofeo nasce dal cuore, è espressione di una creatività istintiva, diretta, vissuta come necessità interiore.

Il centro di questa personale ricerca è il colore: una sperimentazione continua dove l’inserimento di materiali diversi, l’utilizzo di tecniche come il “dripping” o il “frattage” evidenziano un percorso attivo ed in continua evoluzione.

Una solarità intensa emerge dalle tele dell’artista che talvolta si esprime attraverso i toni di una melodia delicata, armoniosa, altre volte segue i ritmi incalzanti dettati da una prorompente gestualità.

Dott.ssa Claudia Baldi

Dott.ssa Marta Lock

Feofeo, battiti colorati dell’anima

Si viene letteralmente catapultati dentro un mondo di emozioni non appena ci si avvicina a un dipinto di Feofeo, artista piemontese che fa vibrare il mondo con in suoi colori; sì perché i suoi lavori non sono pure e semplici espressioni della creatività bensì entità che vivono di vita propria, momenti pulsanti di esistenza che riescono a toccare le corde più profonde di chi osserva il quadro.

Attraverso la tela lei riesce a comunicare e sublimare ciò che molto, troppo spesso, l’essere umano tende a tenersi dentro, a nascondere e relegare in un angolo remoto dell’interiorità ciò che fa paura, ciò che costringerebbe a guardare le ferite, le intensità e le sensazioni più intime, quelle che si pensa di dover proteggere dal mondo esterno.

Ebbene, Feofeo invita a esternarle, liberandole con la semplicità e la consapevolezza che l’equilibrio può essere raggiunto solo guardando in faccia anche le proprie debolezze, prendendone atto e trasformandole nella forza che deriva dalla coscienza di ciò che si è.

L’interezza dell’essere umano, con le sue complicazioni, divengono il centro focale delle opere dell’artista astigiana, laddove le tonalità usate si fanno voce, a volte gridata a volte sussurrata, della vibrazione dell’anima che deve essere espressa, perché non può e non vuole essere trattenuta, e quindi si fonde con la tela che la accoglie senza trattenerla, a volte più liscia, a volte più ruvida quando la superficie scelta è la juta, diventa superficie riflettente di ciò che inevitabilmente arriva diretto alle note intime dell’osservatore. Il suo astrattismo si mescola con un simbolismo ad alcuni tratti quasi surrealista, dove quasi non esiste distinzione tra forma e colore eppure, di contro, il colore definisce ed esalta la forma, parti figurative di un racconto che inizia con l’immagine e termina con il titolo che funge da congiunzione tra ciò che l’emotività percepisce e ciò che la mente ha bisogno di chiarire.

Il percorso artistico di Feofeo è andato di pari passo con la sua evoluzione personale, una crescita emotiva e interiore che l’ha portata a sciogliere i propri nodi, liberarli e accoglierli come parte di una completezza che solo nella piena accettazione e consapevolezza può essere punto di equilibrio che dona serenità, solarità, capacità di emozionarsi.

Il traguardo personale si manifesta nei lavori in cui le sensazioni non sono urlate, graffiate o fatte uscire con rabbia, tutt’altro, sono delicatamente raccontate, sono espresse sottovoce perché l’artista ha sperimentato che sono proprio i toni più lievi a essere ascoltati con maggiore attenzione; anche le sensazioni più forti restano sempre all’interno di un equilibrio fondamentale ad accettarle senza farsene travolgere, a guardarle e prendere atto della loro esistenza senza esserne spaventati.

I colori usati in modo corale, cantano in base all’emozione che devono rappresentare: i viola e i rosa per descrivere l’anima, la sfera interiore, il mondo dei ricordi; i rossi per la passione, per la forza, per l’energia; i verdi per la serenità, per la transizione da un prima lasciato alle spalle e un adesso da vivere in accordo con l’equilibrio raggiunto; i sabbia e i gialli per la calma, la poesia, la sensazione soffice di serenità che può essere data da uno sguardo sul deserto, dalle parole delicate di un verso scritto; e i blu per descrivere la mente, la meditazione, il tentativo di spiegare i misteri dell’umanità che non possono essere svelati come il futuro, il senso della vita, il tassello mancante senza il quale il puzzle non può essere terminato.

Dott.ssa Marta Lock

Dott. Alberto Gross

Il pensiero praticato diviene visione simultanea, scaturigine e sviluppo di quanto vive della propria naturale essenza, sbriciolando ogni tipo di sovrastruttura o falsificazione d’immagine.

L’intero procedimento artistico di Feofeo genera una complessa trama di colore esposta in sintesi estrema, priva di restrizioni, senza mediazione alcuna: lo straniamento si produce in forma di ipotesi, erosione spazio-temporale, rottura e proseguimento di una consequenzialità logica, eversione di ogni ordine fisico e spirituale.

L’indeterminatezza asimmetrica prodotta dall’uso del colore diviene uno speciale tema lessicale, frase sincopata tra le cui righe possa leggersi il carattere centrale di un contesto intimo, personale tanto quanto collettivo ed universale. L’autenticamente soggettivo si produce allora come nient’altro che un’ulteriore forma di oggettivo: dilata le possibilità di rappresentazione esprimendo universalmente fenomeni che possono accadere soltanto nel cerchio di una data personalità.

Per questo il lavoro dell’artista può rivelarsi come alchemico, sia a livello visivo che semantico: alchimia è tutto quanto trasforma, conduce, traveste, introduce e depista, muta di sostanza e scinde, da uno sfondo magmatico ad uno lucido, oscuro e limpido insieme.

Attraverso la scomposizione e ricostruzione degli elementi primari del colore, Feofeo tende a confrontarsi con un tipo di arte liquida e biomorfa capace di modificarsi e modificare ad ogni singolo sguardo la percezione intera dell’immagine.

La forma è idea dinamica, ipotesi metafisica trasformatrice, in grado di prendere per mano il pensiero e trasportarlo oltre, avanti, entro il virtuosismo congelato della temporalità immobile.

Dott. Alberto Gross

Dott.ssa Anna Soricaro

Feofeo si avvale dell’astrazione perché ama librarsi e liberarsi in quella magia in cui toni e gestualità intrappolano l’artista; evitando la figurazione poiché tende a rappresentare quanto di grandioso già esiste, l’arte emancipata di Feofeo è un inno agli stati d’animo espressi da chi dipinge e da chi osserva.

Seduttrice di pensieri, l’artista consente che sulla tela i colori cambino così come si modificano le sensazioni in una grammatica artistica in cui non seguire le regole è la cardinalità e lasciarsi andare è il verbo preferito.

Dando un volto esteriore alle impressioni interiori, l’artista si immerge coscientemente nell’accadere quotidiano con profondo impegno, convinta che la pittura sia una via per l’animo.

Sensazione e osservazione si mescolano a sapere in una complessità intrisa di spiritualità, libertà, innovazione e futuro: questa è Feofeo, l’artista per cui le parole vacillano e la lucidità lascia il passo alle emozioni.

Dott.ssa Anna Soricaro

Dott. Vito Cracas

Ogni artista si manifesta sempre nella specificità del linguaggio con cui mostra la personale visione del mondo e il proprio rapporto con questo.

Feofeo sceglie un linguaggio ove la forma convenzionale è quasi del tutto assente,un astrattismo tutto suo, dove il colore e la materia diventano protagonisti esclusivi e mezzi privilegiati veicolanti messaggi.

In particolare, analizzando le sue opere,si nota il desiderio di intensificare con costante determinazione una voglia di sperimentazione , con cui soddisfare quella curiosità dell’intelletto propria dell’artista, capace di comunicare significati profondi con originalità.

Talvolta è la gestualità nello stendere il colore attraverso la tecnica del dripping, il mezzo con cui Feofeo esprime il senso di libertà interiore e di spontaneità , che spesso è assente nel mondo d’oggi.

Altre volte è l’assemblaggio di materiali diversi o la disposizione di linee di forza vagamente geometriche a suggerire nuove strade espressive.

Perdendo infatti le loro tradizionali connotazioni, gli elementi segnici e cromatici sono usati dall’artista per suggerire altri scenari emozionali, evocando intensi paesaggi dell’anima, tensioni interiori che nascono dalla spontaneità dei sentimenti.

Dott. Vito Cracas

Prof. Alfredo Pasolino

Appassionata di arte e letteratura, e di metafisica dell’onirico, applicata alla gnosi ermetica della visione, un’arte rigenerativa dell’uomo, rivelatrice dello spirito umano.

Maturata in studi sulla rotta dello spiritualismo teosofico e nella psicosintesi sulla natura intrinseca del pensiero, Feofeo esprime con una pittura astratto-informale i propri pensieri distillando dall’alambicco dell’anima come un Paracelso della trasmutazione.

Più che reinventare l’artista transustanzia la sua analisi, nella natura intrinseca vibrazionale del linguaggio funzionale del colore, in corpo e anima, sperimentatrice d’una particolare visione della materia intelligente, infinitesimale microuniverso fonte di aggregazioni di affinità, e di cosmogonie, di filosofie della verità ermetica in specularità riflettenti tra cosmo e macrocosmo, armoniche oscillazioni del colore, mantra e mandala energie del segno, meditativi rapporti tra colori e suoni arcani delle sfere celesti risonatrici.

Approdi ad una personale rivelazione transitiva, tesa al ri-sveglio della coscienza, formalizzata dalla visione colorista tributaria del suo stato d’animo indagatore, quale elemento primario della visione estetica e dell’io junghiano, formalizzante moduli splendenti filamenti coloristi, di luce soffusa e intrisa di messaggi dell’anima, che seducono, ce ne offrono spessori di colori intrisi di luce, per dinamizzare ogni forma-colore che la pervadono.

La sua è una concezione scientifica spirituale : sviluppo dell’arte e della coscienza vivente sperimentata attraverso l’anima.

Le sue danze e rapsodie cromatiche, armonie di linguaggi arabescati, atti a illuminare la scena di un immaginario comune, sono la poiesi di un bisogno di essenzialità, l’artista si aliena parzialmente dalla ragione, visualizzando così l’opera d’arte, un nuovo mondo capace di cambiare la realtà.

Prof. Alfredo Pasolino

Dott. Rino Cardone

Ci sono vari piani di ricerca estetica e stilistica nella pittura di Feofeo: evocativa di emozioni e di sentimenti profondi, oltre che di contenuti antroposofici che affiorano, sulla superficie del piano prospettico dell’opera, attraverso delle “vibranti” scelte cromatiche e attraverso delle forme geometriche, che risultano essere “pulsanti” nel senso dell’occupazione armonica dello spazio.

Si tratta, in ogni caso, di piani estetici e stilistici, in qualche modo, contigui tra loro, per scelta di temi trattati e per tecnica pittorica adottata.

E tra frammentazione di segni (su multipli numerici che è impossibile quantificare) e rigorose geometrie sferoidali (che rimandano all’ordine cosmico, che ci sovrasta) Feofeo sviluppa una pittura a carattere “mitopoietico” e “antropocentrico”: dove il mito è rappresentato da quell’immaginario astratto che gravita intorno all’idea che l’uomo si è fatto nel corso della storia sull’origine dell’universo e dove l’essere umano è posto al centro di esso; al centro, cioè, di un cosmo (popolato di astri e di stelle) in cui l’individuo si mostra come una sorta di micro/cosmo intellettivo e spirituale, capace anche di agire in senso creativo e fantastico.

Individuo che appare, altresì, in maniera compiuta (nel “mondo sensibile” dell’arte) attraverso le dimensioni espressive e “significanti” che sono tipiche del pensiero umano.

E che Feofeo traduce, nella sua pittura, in espressioni materiche e in segni, forme e graffiti di colore, di forte impatto immaginifico.

Dott. Rino Cardone